Incantesimo per Sedurre un Uomo

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Antica pozione indiana

Preparare un filtro magico unendo 300 g. di alcool (a 95°) a 30 g. di essenza di garofano e a 15 g. di essenza di geranio. Gli ingredienti dovranno essere esposti soltanto di notte alle energie lunari; al terzo al sesto giorno di lunazione. Al settimo giorno si strofineranno con alcune gocce del ricavato: l’incavo interno dei gomiti, i polsi e la zona retrostante le ginocchia. L’uomo amato sarà completamente preso dal desiderio.
Durante la giornata del 23 giugno si deve raccogliere una piantina di “enula campana” con l’intenzione di ottenere un aiuto determinante per far innamorare una certa persona. Far essiccare l’erba ai raggi della luna; ridurla in polvere ed amalgamare con un po’ di colla arabica. Inserirla in un sacchettino posto sul cuore per nove giorni consecutivi pensando il più possibile al partner. Mettere una piccola porzione del composto in cibi e bevande che dovranno essere assunte sia da voi che dall’amato

Più precisamente, chi fa della magia nera cerca di sottomettere le entità del cosmo al proprio volere (sovvertendone le leggi), chi fa della magia bianca sottomette invece la propria volontà alle leggi del cosmo. Ciò significa che per operare in armonia con l’universo occorreva sviluppare un senso morale basato sull’obbedienza a Dio e sul rispetto della sua volontà.
E poiché si pensava che la volontà divina coincidesse con la razionalità oggettivata del mondo, la magia bianca si proponeva di preservarla, e anzi di favorire la sua naturale evoluzione. La magia bianca si inseriva così nell’ottica tipica dei pensatori rinascimentali, i quali ritenevano che tutta la creazione, corrottasi a causa del biblico peccato originale, tendesse a ritornare verso la perfezione originaria. Come l’uomo tende verso la divinizzazione, così ogni elemento tende a ritornare verso la meta cui è stato assegnato (o entelechia), secondo la concezione aristotelica mescolatasi con quella platonica. Si cercava in un certo senso di risolvere la materia nello spirito; la magia bianca finì in tal modo per coincidere con l’alchimia, che si prefiggeva di costruire la pietra filosofale, al fine di trasmutare i metalli in oro, considerato la meta naturale di ogni elemento. L’oro era ricercato non a scopi di avidità o di possesso, ma per le sue proprietà intrinseche, essendo tra i metalli quello più incorruttibile (cioè più resistente al tempo), oltre ad essere un ottimo catalizzatore da usare nelle reazioni chimiche.
Gli interessi suscitati dalla magia bianca, rivolta esclusivamente allo studio della natura e al rispetto delle leggi in essa presenti, funsero così da apripista alla chimica moderna. L’opera dell’alchimista consisteva infatti essenzialmente nello studio empirico delle sostanze elementari e in esperimenti scientifici su di esse. Egli ne cercava le proprietà operando all’incirca come un chimico, catalogandole, tentando miscugli, introducendo nel suo lavoro fornelli ed alambicchi che saranno poi gli strumenti principali utilizzati dalla chimica come la intendiamo oggi.

 

 

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