L’antico gioco del Tarocco

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Uno dei modelli di ricerca più conosciuti dal grande pubblico è appunto quello che tratta il tema dal punto di vista storico, concentrandosi cioè sui documenti, di qualunque natura siano, che li riguardano. Nel complesso, questo tipo di approccio sostiene che i Tarocchi, creati in Italia nella metà del Quattrocento circa, avrebbero avuto una primitiva funzione ludico-artistica, cioè sarebbero stati un passatempo ricreativo analogo ai giochi di carte da cui, probabilmente, deriverebbero.
Il credito di cui gode questa teoria da un lato deriva dal fatto che il mazzo più antico oggi conosciuto è quello quattrocentesco dei Visconti, dall’altro dal fatto che i ricercatori, più o meno consapevolmente, sembrano essersi tutti accontentati di seguire pedissequamente una linea già definita. Tuttavia, se è innegabile che i Tarocchi, nel corso delle epoche, abbiano anche svolto questa funzione, è indispensabile sottolineare che l’esclusività di questo ruolo non è mai stata acclarata in via conclusiva.
Rispetto al gioco dei Tarocchi, purtroppo manca una doviziosa documentazione scritta prima del XVI secolo che ci ragguagli sia sull’uso che sulla disposizione delle carte, e non ci sono pervenuti manuali di un periodo antecedente il XVIII secolo. Inoltre, una ricostruzione delle regole è praticamente impossibile sia perché queste variavano da città a città sia perché i tipi di giochi erano molto numerosi e caratterizzati da strategie particolarmente complesse. Ciononostante, conosciamo alcune indicazioni di base. Per esempio, i partecipanti potevano essere da due a sette; era permesso lanciare segnali ai giocatori e scommettere sulla posta; ciascuno poteva tenere in mano fino venti carte; si trattava di un gioco di presa, in cui si calava una volta a testa e si era obbligati a rispondere al seme o alla carta in modo ciclico. Le briscole, ossia i Trionfi (gli Arcani Maggiori), avevano maggior valore delle carte numerali, compreso l’Asso (privo di una posizione di privilegio).
La numerazione dei Trionfi permetteva a quello più alto di vincere su quello più basso. Il Matto non entrava nel gioco (valeva solo come punteggio) ed alla fine della partita vinceva chi aveva totalizzato il massimo dei punti. Come già anticipato, a causa dello sfrenato uso che dei giochi di carte si fece, sia presso i ceti popolari che quelli aristocratici o religiosi, cominciarono ad apparire divieti ed invettive tra cui, nel 1480, il ‘Sermones de ludo cum aliis’ dove un anonimo predicatore domenicano si scagliava contro l’uso dei Tarocchi, ed in particolare dei Trionfi. Tale documento riveste un interesse peculiare poiché riporta l’elenco delle figure con i nomi e la disposizione attualmente noti, seppur accompagnati da note di profondo sdegno per il fatto che Angeli, Virtù cardinali, Imperatore e Papa e perfino Dio Padre fossero raffigurati in un gioco profano. Il predicatore terminava condannando l’inventore del mazzo, cioè il Diavolo, colpevole di trascinare l’uomo nel vizio.[10] La pratica di condannare il gioco di carte era così diffusa che persino San Bernardino da Siena le stigmatizzò in un famoso sermone tenuto a Bologna nel 1423, dopo il quale fu acceso un rogo per bruciare mazzi di carte, dadi ed altre vanità.
Poiché nei secoli successivi i vari governi tentarono di reprimere o almeno limitare il gioco senza risultati convincenti, si giunse al compromesso di tassare le carte e creare disposizioni di fabbricazione e commercio in modo da scoraggiare evasioni, contraffazioni e contrabbando. Il bollo, ora non più in uso, era applicato solitamente sull’Asso di Denari.
L’uso dei tarocchi come carte da gioco si trova ancor oggi in molte aree italiane e francesi. Il tarocco siciliano è ancora giocato in quattro paesi della Sicilia:Barcellona Pozzo di Gotto, Calatafimi, Tortorici e Mineo. A Bologna si usa il tarocchino bolognese, le cui regole originali sono conservate dall’Accademia del tarocchino bolognese. A Pinerolo si usa il tarocco ligure-piemontese. In Francia si usa il Tarot nouveau; qui le regole sono fissate dalla Fédération Française de Tarot.
Oltre a questo tipo di passatempo, i Tarocchi furono utilizzati come giochi di abilità verbale. Nelle lunghe serate a corte, infatti, non di rado si utilizzavano le figure per comporre frasi e motti che dovevano ispirarsi alle carte estratte ed i 22 Trionfi potevano anche essere abbinati (o appropriati, come si diceva) a persone e gruppi, specialmente gentildonne oppure note cortigiane. Molti di questi sonetti sono giunti fino a noi: poesiole comiche, satiriche, mordaci, scritte solitamente in ambiente cinquecentesco.
Probabilmente, in questo ambito colto vanno a collocarsi due mazzi: quello cosiddetto del Mantegna ed il Tarocco Sola-Busca, realizzato con la tecnica dell’acquaforte tra il XIV e il XV secolo. In quest’ultimo le 22 carte dei Trionfi raffigurano guerrieri dell’antichità classica e biblica, mentre le carte numerali rappresentano scene della vita quotidiana e, in parte, operazioni di alchimia, come ha dimostrato nel 1995 la studiosa Sofia di Vincenzo.
Anche Pietro Aretino si occupò di Tarocchi nella sua opera Le carte parlanti che ebbe un discreto successo e godette di varie ristampe.

 

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

 

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