Il rituale del fuoco del 23 , prepariamoci all’inverno

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Antiche leggende, in ogni parte del mondo, parlano della Dea del fuoco, portatrice di vita o di distruzione è stata venerata come la celtica Brighid, la greca Hestia, indù Durga e la Feronia romana.

Il 23 ottobre è la giornata dedicata a questa Dea è un giorno speciale da impiegare meditando e facendo progetti per il futuro.In questo giorno particolare è d’uso svegliarsi e concentrarsi sul proprio fuoco interiore. Appena svegli e dopo aver fatto tutto quello che si è abituatati a fare al mattino, prendetevi qualche minuto in più, mettetevi comodi, e focalizzate il vostro fuoco interiore concentrandovi sullo sterno, lo dovete vedere prima e sentire dopo, un caldo tepore che esce proprio da lì, una calda atmosfera e un dolce abbraccio…. Chiedete a questo punto l’aiuto delle dee di questo elemento, in modo che diventino consapevoli della sacra fiamma che brucia dentro di voi. Questo in gergo si chiama il potere personale. Più viva e vibrante è la fiamma che visualizzate e che sentite, maggiore è la sua capacità di superare gli ostacoli e raggiungere tutto quello che volete. Se non siete in grado di visualizzarla aiutatevi con questo piccolo rituale:

Accendete una candela rossa e contemplare la sua fiamma per qualche minuto. Poi chiudete gli occhi e immaginate un fuoco dentro il petto. Visualizzare questo fuoco che diventa più intenso e vibrante ogni minuto che passa…. Poi fare tre volte la seguente invocazione alla dea del fuoco:

“Deusas Amigas da Chama Vibrante, fazei que minha chama sagrada permaneça acesa e intensa onde quer que eu ande!”

“MIA DEA; AMICA DELLA FIAMMA CHE BRUCIA, FA CHE IL MIO FUOCO INTERIORE MI SCALDI A OGNI PASSO DEL MIO CAMMINO”

Cercate di visualizzare quello che vorrete ottenere, più l’immagine sarà vera e più facile sarà realizzarla, fatemi sapere…

Althea

Più precisamente, chi fa della magia nera cerca di sottomettere le entità del cosmo al proprio volere (sovvertendone le leggi), chi fa della magia bianca sottomette invece la propria volontà alle leggi del cosmo. Ciò significa che per operare in armonia con l’universo occorreva sviluppare un senso morale basato sull’obbedienza a Dio e sul rispetto della sua volontà.
E poiché si pensava che la volontà divina coincidesse con la razionalità oggettivata del mondo, la magia bianca si proponeva di preservarla, e anzi di favorire la sua naturale evoluzione. La magia bianca si inseriva così nell’ottica tipica dei pensatori rinascimentali, i quali ritenevano che tutta la creazione, corrottasi a causa del biblico peccato originale, tendesse a ritornare verso la perfezione originaria. Come l’uomo tende verso la divinizzazione, così ogni elemento tende a ritornare verso la meta cui è stato assegnato (o entelechia), secondo la concezione aristotelica mescolatasi con quella platonica. Si cercava in un certo senso di risolvere la materia nello spirito; la magia bianca finì in tal modo per coincidere con l’alchimia, che si prefiggeva di costruire la pietra filosofale, al fine di trasmutare i metalli in oro, considerato la meta naturale di ogni elemento. L’oro era ricercato non a scopi di avidità o di possesso, ma per le sue proprietà intrinseche, essendo tra i metalli quello più incorruttibile (cioè più resistente al tempo), oltre ad essere un ottimo catalizzatore da usare nelle reazioni chimiche.
Gli interessi suscitati dalla magia bianca, rivolta esclusivamente allo studio della natura e al rispetto delle leggi in essa presenti, funsero così da apripista alla chimica moderna. L’opera dell’alchimista consisteva infatti essenzialmente nello studio empirico delle sostanze elementari e in esperimenti scientifici su di esse. Egli ne cercava le proprietà operando all’incirca come un chimico, catalogandole, tentando miscugli, introducendo nel suo lavoro fornelli ed alambicchi che saranno poi gli strumenti principali utilizzati dalla chimica come la intendiamo oggi.

 

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