SE USA VIOLENZA NON E' AMORE
Una storia vera di ordinaria follia e ripetute percosse

SE USA VIOLENZA NON E' AMORE
Una storia vera di ordinaria follia e ripetute percosse

Chi sa come mai, l’uomo violento è sempre l’orsacchiotto, il gigante buono, l’amico fidato, di tutti …
Maya aveva ancora le ferite aperte della storia precedente. Non voleva rimettersi in gioco così presto. Lo disse pure a Mauro. Mauro era molto carino nei modi di fare, comprensivo, disponibile e aveva promesso di non spingere, di darle il tempo che le ci voleva. Pian piano era riuscito a conquistare la fiducia di Maya. Pian piano Mauro, l‘amico di una vita, era diventato il SUO ragazzo.
Maya era convinta di avere finalmente trovato l’uomo giusto, l’uomo che faceva per lei. Credeva in lui e nel comune futuro. Dopo un anno di frequentazione andarono a caccia di casa. La loro prima casa. Era la prima volta che Maya andava a convivere. Finora aveva avuto solo storie finite male, molto male.
Convivevano da nemmeno tre mesi quando Mauro le diede uno schiaffo perché si era innervosito durante una discussione, relativamente banale. Maya ci rimase male, ma con le scuse e le coccole che aveva ricevuto subito dopo, non gli diede il giusto valore. Anche perché Mauro, era Mauro il buono, Mauro che non avrebbe mai fatto male ad una mosca, anzi col giornale li accompagnava fuori dalla finestra. Non lo raccontò nemmeno a nessuno, in primis, perché non era successo niente, e poi, francamente, chi l’avrebbe creduta.
Passarono mesi, un anno, Maya non ci aveva più pensato, finché sempre durante una discussione, di nuovo “banale”, Mauro le diede una spinta, forte, così forte che cadde all’indietro. Per poi essere subito soccorso dallo stesso Mauro, che sembro più spaventato di lei, anche perché Maya stava aspettando il loro primo figlio o figlia, chi sa, non volevano sapere chi cresceva nel grembo, doveva essere una sorpresa, bella come la sorpresa di diventare genitori, così, inaspettatamente. Maya ci pianse, tanto, andò pure a letto senza dire una sola parola. Anche questa volta non disse niente a nessuno. Ci penso tanto però. Non capiva perché lui l’aveva spinta, meno che mai ora che era incinta. Forse era colpa sua, lo faceva lei perdere la pazienza?
Nacque una bellissima bambina. Erano al settimo cielo. Ma mezz’anno dopo il lieto evento, riecco una reazione violenta di Mauro e questo giro con ricovero in ospedale. Lo schiaffo dato sull’orecchio era talmente forte, che si era rotto il timpano. Per non farlo denunciare, Maya invento che stavano scherzando e non aveva fatto in tempo a parare lo schiaffo. Per quanto le costava, fu “normale” con lui, in ospedale, davanti ai parenti ed amici, che venivano a trovarla, ma dentro qualcosa si stava logorando. Dal dubbio se era colpa sua, o di Mauro, passo alla rabbia, rabbia verso un uomo di cui si era sempre fidato, un uomo che conosceva da tanto, un uomo che tutti vedevano come il pezzo di pane!
La rabbia che le era cresciuto dentro la rese più ribelle. Non voleva più sottomettersi. Voleva affrontarlo, rispondergli senza avere paura. Paura di altri schiaffi o spinte.
Il ricovero, l’intervento, avevano in un certo qual modo “curato” Mauro. Avevano ancora discusso, anche in maniera più accesa delle volte in cui lui era diventato manesco, ma non aveva più sfiorato la Maya con un dito.
Maya pian piano aveva di nuovo riacquistato fiducia in Mauro. In fin dei conti avevano una bellissima bambina da crescere, una bambina che aveva diritto ad avere sia il padre che la madre al suo fianco. Elisa doveva crescere tranquilla e serena.
Era in attesa del secondo figlio quando Mauro riperse la pazienza. Questo giro le diede un pugno sui denti. Maya chiamò subito la mamma. Chiese se la veniva a prendere, aveva bisogno di fare due passi. Mentre il nonno giocava con Elisa, Maya si confido con la madre. Le racconto tutto, dal primo schiaffo. Lì per lì la madre non ci volle credere, anche lei conosceva Mauro per un uomo buono, sensibile … Decisero di non dire nulla al padre. Per ora.
Nacque Luca. Mauro si era di nuovo calmato. Era di nuovo di grande aiuto in casa, cucinava, faceva la spesa, bensì non aveva mai aiutato a fare rispettare Maya dai suoi genitori. Quello era l’altro grande difetto che nei anni era saltato fuori. Il peggio era la suocera. Per il bene dei suoi due figli, Maya tirò avanti. Trovò persino un lavoro part time che la fece rifiorire. I suoi l’aiutavano dove potevano, anche se il padre la fece sempre venire a prendere da Mauro. Era più forte di lui. Era convinto che se ci ragionava Mauro avrebbe cambiato atteggiamento. Maya scappava sempre da loro. Ogni volta che tirava una brutta aria, portava i figli dai suoi. Era la sua oasi di tranquillità. Era lì che si sentiva a suo agio.
Si stavano preparando per un matrimonio, quando per le scarpe non pulite, Mauro andò in escandescenza! Le diede uno schiaffo talmente forte, che le girava la testa. Si mise a letto e non andò al matrimonio. Un altro timpano perforato, fortunatamente questa volta si poteva curare, senza di nuovo dover affrontare un intervento.
Dal rapporto bello, fatto di confidenze, complicità erano arrivati ad essere due estranei. Maya non si riconosceva più allo specchio. Era sempre stata una persona allegra, ottimista, spensierata e generosa, ora era spesso nervosa, si arrabbiava per un non nulla, solo i figli le rallegravano le giornate.
Nei momenti buoni Maya cercava di ragionare con Mauro su un eventuale separazione, ma Mauro non ne volle sapere. Secondo lui, costava troppo, una separazione. Non parlava nemmeno del fatto che i figli si sarebbero magari trovati male, parlava dei soldi, dei suoi che non avrebbero captoi, dei loro amici, parlava di tutto e di tutti, meno che dei figli e di come magari si sentiva lei.
Durante una gita, per una strada non trovata sulla mappa, Mauro sclerò di fronte ai figli che si misero a piangere. Maya non ne poté più. Soprattutto dopo che Mauro la chiamò “puttana”. Tolse la fede e non la rimise più. Era la prima volta che i figli assistevano ad una discussione (violenta) dei genitori. Lo raccontarono ai nonni paterni, che naturalmente diedero la colpa alla nuora e lo raccontarono ai nonni materni che cercarono di ragionare con loro e di fare pesare il meno possibile l’accaduto.
Mauro si “calmo” per quasi un anno intero. Era di nuovo molto gentile, affettuoso, anche se a Maya dava fastidio anche solo averlo vicino. Qualcosa si era definitivamente rotto dentro. Non lo amava più. Tirava avanti per i figli. I figli dovevano avere una gioventù spensierata.
Cambiò idea subito dopo l’incidente automobilistico dove ruppe lo sterno. Mauro sclerò poco prima di andare a letto. Cerco di mettere le mani addosso a Maya che riuscì a chiudersi dentro la camera da letto con Luca. Elisa si era già chiusa dentro la propria cameretta come Maya aveva iniziato ad urlare. Il mattino dopo, invece di portare i figli a scuola, prese il pullman ed andò dai suoi … definitivamente …
Sono passati tanti anni, i figli sono cresciuti, fortunatamente tranquilli anche se Mauro non ha collaborato più di tanto, soprattutto all’inizio.
Maya è tornata la Maya di una volta, solare, generosa e soprattutto disponibile, disponibile nel ascoltare le persone che come lei hanno o avevano un compagno, marito violento.
Donne, per quanto possiate amare un uomo, non accettate la violenza fisica o psichica. Vogliate bene a voi stesse e non pensate che un uomo violento possa cambiare, prima o poi, ci ricade!

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